Oltre all’aggiornamento dei parametri per il calcolo della pensione, il 2025 porta con sé un’altra novità rilevante: la pace contributiva. Si tratta di una misura pensata per aiutare i lavoratori che hanno periodi non coperti da contributi, permettendo loro di regolarizzare la propria posizione e aumentare così l’importo finale della pensione.
La pace contributiva consente di riscattare fino a cinque anni di periodi in cui non si è lavorato, purché tali lacune non siano dovute a omissioni contributive da parte di un datore di lavoro. I periodi riscattabili devono essere successivi al 31 dicembre 1995 e anteriori al 1° gennaio 2024. Una caratteristica interessante è che i cinque anni non devono essere continuativi: possono essere anche sparsi nel tempo, offrendo una flessibilità molto utile.
La richiesta può essere presentata online sul sito dell’INPS, oppure tramite il call center. Una volta inoltrata, l’INPS ha 85 giorni di tempo per esaminare e accogliere (o rifiutare) la domanda. Se approvata, l’importo da versare per il riscatto potrà essere pagato in un’unica soluzione oppure in rate mensili, a seconda delle preferenze del lavoratore.
È importante sapere che per accedere alla pace contributiva non è necessario che tutti i contributi siano versati nella stessa gestione. Questo significa che anche chi ha avuto carriere discontinue o ha cambiato settore potrà usufruire dello strumento, rendendolo ancora più accessibile a una platea ampia.
La pace contributiva rappresenta dunque un’occasione preziosa per migliorare la propria posizione previdenziale e ottimizzare l’importo della futura pensione. In un periodo segnato dall’instabilità economica e da frequenti interruzioni lavorative, è una misura concreta per non penalizzare chi ha avuto carriere meno lineari.
Grazie all’insieme di rivalutazione contributiva e pace contributiva, il 2025 si presenta come un anno favorevole per chi si avvicina alla pensione, con strumenti in grado di rendere il sistema previdenziale più equo e inclusivo.